IL BORGO DI INGURTOSU Ingurtosu, il paese fantasma, nacque a metà dell’ottocento nella valle omonima che da Punta Tintillonis degrada dolcemente fino alle dune e al mare di Piscinas. Il suo nome deriva dal sardo guntórzu che significa grifone, avvoltoio, e anche ingordo. Il borgo fu il centro direzionale delle Miniere di Ingurtosu-Gennamari e fino a metà degli anni 60 ospitava circa 2000 famiglie. Oggi sono rimasti pochi edifici e affascinanti ruderi incastonati tra la macchia mediterranea padrona della valle.
 Il primo pozzo, pozzo Ingurtosu, fu scavato nella seconda metà dell’ottocento dai francesi della "Società Anonima delle miniere di piombo argentifero di gennamari Ingurtosu" e si trovava proprio nel cuore del nascente borgo. A qualche centinaio di metri, in posizione dominante, fu eretto, sul progetto dall'ingegnere tedesco Georg Bornemann, "il Castello", il grande palazzo della direzione che sovrastava i luoghi di lavoro e le case dei minatori.

A fine 800, la società miniere di Ingurtosu e Gennamari fu acquistata dalla società inglese Pertusola Limited che aveva sede legale a Genova ed era presieduta dalla figura illuminata di Lord Thomas Alnutt, visconte di Brassey. Lord Brassy diede nuovo impulso all’attività estrattiva e a lui si devono la realizzazioni di opere ancora oggi visibili e contemplate. Dal completamento dell’Ospedale, alla realizzazione delle scuole e della chiesa Santa Barbara, alla grande laveria di Naracauli. I primi anni del novecento furono gli anni dei grandi scioperi, della nascita dei movimenti operai come i sindacati e della Fratellanza Operaia che ancora oggi ha sede ad Arbus. Furono anche gli anni delle tante innovazioni nell’attività di estrazione e di lavaggio del minerale, la più importante fu l’arrivo della corrente elettrica che permise di soppiantare i grossi motori a vapore e di meccanizzare l’attività di scavo.
 
Negli anni 20 del novecento, dopo il ritorno dei francesi con la società Pennaroya, iniziò, nel vecchio cantiere Harold, la costruzione di Pozzo Gal, il tracciato dei vagoni (oggi sentiero CAI) e la grande laveria Pireddu. Furono anni di grandi successi e Ingurtosu divenne una delle miniere più importanti e produttive dell’Isola.
Gli anni dopo la seconda guerra mondiale furono ancora floridi per le società minerarie, ma presto iniziarono a vedersi i segnali della crisi. L’impoverimento del filone principale (Brassey), la concorrenza straniera, i costi sempre più elevati per l’estrazione. Gli anni 50 furono nuovamente anni di grandi contestazioni da parte del movimento operario che chiedeva maggiori diritti (come un paio di scarpe), una paga migliore e qualche giorno in più di ferie. Le società delle miniere risposero con l’imposizione del famigerato "Patto Aziendale" che sostanzialmente toglieva ai minatori anche la libertà di pensiero. Ma o si firmava il patto o si andava a casa.
 
In questi anni roventi la società francese abbandonò la sua concessione che passò al gruppo minerario Monteponi-Montevecchio. La nuova società dopo i grandi scioperi e la commovente occupazione del 1961 fu costretta a stralciare il "Patto Aziendale" ma investita sempre più dalla crisi iniziò a chiudere i pozzi di Ingurtosu e a trasferire il personale. Pozzo Gal chiuse nel 1968. Sul borgo di Ingurtosu, fino ad allora animato e popolato, scese il silenzio. Le macchine furono fermate, le case abbandonate e distrutte dalla stessa società che distrusse i tetti delle costruzioni per renderli ruderi. Dalla devastazione non si salvarono veri monumenti pieni di storia come gli interni del Castello, la Villa Ginestra (dimora estiva dei Brassey), e a Naracauli, villaggio completamente abbandonato, la stessa laveria Brassey.
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