 Entrato nel compendio di Pozzo Gal, il visitatore si trova subito davanti al grande pozzo, una voragine verticale di quasi duecento metri, nient’altro che la porta di accesso al sottosuolo. Pozzo Gal deve il suo nome al dirigente del gruppo Penarroya, Paul Gal, che intorno al 1920 gestiva le miniere di Gennamari e Ingurtosu. La sua messa in funzione, nel 1924, all’interno del più antico cantiere Harold, era finalizzata alla coltivazione in sotterraneo del filone Brassey, uno dei più importanti dell'isola per l'estrazione della galena argentifera. Dietro al pozzo si erge un vecchio edificio oggi restaurato, il nostro museo multimediale della miniera.
Entrati nell’edificio ci si trova in quella che era la sala dei compressori. In questa sala, stavano i grandi compressori che portavano l’aria compressa alle macchine di tutte le gallerie delle miniere di Ingurtosu (Pozzo Gal e i pozzi vicini, mentre a Gennamari si trovava un altro compressore). Aria compressa che attraverso infiniti tubi arrivava agli smerigli, alle seghe, ai trapani e ovviamente alle perforatrici, strumento principe del minatore. Strumento che quando fu introdotto portò un grande aumento di produzione alla società ma portò anche diverse malattie professionali agli operai. Il loro peso portato per otto ore consecutive, le ripetute percussioni, la polvere continua che in galleria veniva respirata, facevano delle perforatrici, come la famigerata BBR, delle macchine “ammazza uomini”. Nel corso degli anni ci furono dei miglioramenti e delle innovazioni, come il supporto pneumatico e il tubo che sparava l’acqua sulla roccia in modo da abbassare il tasso di polvere (perforatrici T21 e ATLAS).
Nei tavoli lasciati liberi dai compressori, oggi viene proiettata la storia industriale delle miniere di Ingurtosu, la loro nascita nel 1855 con la prima concessione ai francesi, l’arrivo degli inglesi con la figura illuminata di Lord Brassey, la nascita dei movimenti operai, le innovazioni (come la corrente elettrica, la meccanizzazione del lavoro), le condizioni di lavoro e il sistema Bedaux, la vita quotidiana dei minatori, l’inizio della crisi delle miniere e la loro chiusura.
Si prosegue la visita varcando la sala dell’argano. L’imponente meccanismo che faceva salire e scendere le gabbie di Pozzo Gal. Le gabbie trasportavano carrelli, minerale e minatori a una profondità di quasi 200 metri. Raggiunto il livello del mare fu realizzato nel sottosuolo un altro pozzo che correva in diagonale verso nord per altri 160 metri. Questo altro pozzo aveva in profondità una sala con un altro argano che serviva esclusivamente per il trasporto dei carrelli. I minatori invece percorrevano a piedi l’angusto tragitto.
Il sistema in superficie era manovrato da due operai: l’arganista che si trovava all’interno, di fronte all’argano e l’addetto alle gabbie che si trovava all’aperto di fronte al pozzo. Grazie a un sistema idraulico, appena fu possibile, furono portati i comandi dell’argano all’esterno. Ora, un solo operaio poteva e doveva svolgere le due difficili mansioni. Era la gestione scientifica delle risorse che si esprimeva nel famigerato sistema Bedaux.
Questa e altre testimonianze sono raccolte nella parte conclusiva del museo, un breve corridoio, dove si trovano quattro pannelli interattivi dove sono proiettati i minatori che raccontano al visitatore le propria vita in miniera, le condizioni del lavoro, il rapporto con compagni e superiori, la vita di tutti i giorni. |