Bella descrizione del nostro museo

14 Aprile 2012

Galene e vecchi merletti (poesia eco-sostenibile)

10 Aprile 2012

Guarda il trinato delle bifore e del portale
e il cielo che entra dal tetto sventrato:
è la miniera grande di Ingurtosu,
madre di blende e galene nel lontano passato.

Guarda l’arroganza del Castello di Lord Brassey
sopra le case dei minatori, con mura e graticcio:
erano rifugio di Ugonotti a Canterbury,
sono scheletri di un paese morto nei dirupi di Ingurtosu.

Guarda la ferrovia che da Naracàuli discende
al mare di Piscinas fino alle grandi dune:
memorie di binari mineralizzate sulla sabbia
e gallerie, vuoti alveari sena miele né api.

Qui il tempo è diventato entropia
tra galene e vecchi merletti,
il deserto celebra il suo trionfo
con dune dorate da libecci antichi.

Qui le miniere son diventate templi,
novella Petra in terra di Sardegna,
ma l’arte si è persa con il mestiere
e il tempo non porta più l’informazione dovuta.

La lucentezza dei metalli non ha vinto i deserti,
non è più tempo dello zinco e dell’alluminio.
La duttilità dei metalli non ha vinto la politica,
sono passati i tempi del piombo e dello stagno.

E la ferrovia non trasporta più blende
e preziose galene sulla spiaggia di Piscinas,
velieri a ruota spinti dal vapore
aspetterebbero tempi infiniti al vecchio molo.

Eppure il tempo è nelle dune e nelle rovine,
il tempo è relazione tra cose e materie,
il tempo porta informazioni al divenire della vita,
con spirali di coevoluzioni biologiche.

Quando l’uomo tecnologico avrà distrutto anche l’aria,
quando la sua mente sarà separata dalla natura,
riuscirà ancora il tempo della vita
a battere la degradante entropia?

Intanto, sulle rocce di Piscinas, nasce
a picco sulle onde, la madreselva marina.

E. Tiezzi - La più bella storia del mondo.
1998 Ed. Marcos y Marcos. Pag 57-58

Estate 2011 Conseguenze

30 Novembre 2011

Il tempo ci gira intorno e  non facciamo altro che attraversare sempre le stesse vicende, le stesse miserie, le stesse gioie. Scegliere un momento e fermarsi a tirare le somme del tempo trascorso è sempre un atto arbitrario e vacuo, però incredibilmente capace di creare conseguenze e nuovi inestricabili giri di ruota. Così fermarsi a riflettere e a scrivere alla fine di una stagione deludente e complicata, come questa appena passata, non può che innescare quei sentimenti di scoramento, abbandono, rivalsa, capaci di trasportarci in nuove strade e farci prendere nuove decisioni. Una di queste, di alcune settimane fa è stata quella, sofferta, di chiudere il nostro museo di Pozzo Gal. Museo per cui tanto abbiamo lavorato e sudato in questi ultimi anni. Troppe gocce sono cadute però nel fatidico vaso, gocce che hanno reso insostenibile la gestione di un museo, scrigno prezioso dei nostri ricordi, che meriterebbe ben altra considerazione e attenzione. Ma in un mondo che vede solo l’oggi, capace di darsi una classe politica ignorante e superficiale, le nostre grida sono rimaste inascoltate.

Sono solo le grida di chi ama il posto in cui vive, delle tante persone che ci lavorano per migliorarlo senza avere mai nulla in cambio, di chi vuole essere l’artefice del proprio destino senza vendersi o fare compromessi.